Affrontavo in una delle mie ultime stories su Instagram un argomento un po’ delicato, rispondendo ad una questione: la wedding planner è per tutti? Io, sono per tutti?

Rispondere no risulta essere a metà tra una atto di presunzione e un altro di autodistruzione, ma tant’è : è la verità!

Credo che sia assolutamente normale che io possa non piacere ad una coppia e, allo stesso modo, una coppia possa non piacere a me. Potrei scegliere di lavorarci ugualmente, ma voi scegliereste davvero di affiancare delle persone, in un contesto decisamente intimo e personale, con la consapevolezza che non state guardando nella stessa direzione e, probabilmente, questo vi porterebbe a non dare il meglio di voi stessi?

L’organizzatore di matrimoni non può essere paragonato ad una sequela di altri mestieri consulenziali, dove tutto rimane su un piano estremamente professionale. Qui entrano in gioco i sentimenti, la comprensione, l’interpretazione di una volontà che spesso è lontana dalla razionalità, ma alberga nella sfera del cuore. Probabilmente se io non riuscissi a comprendere davvero una coppia, se non riuscissi ad entrare in quella giusta sintonia, a guardare veramente dentro di loro, non sarei in grado di dare vita a ciò in cui sperano, credono e per cui stanno investendo tanto in termini di emozioni, tempo, risorse.

Ci sono coppie che mi appassionano all’istante, ci sono coppie con cui sento di poter lavorare, ci sono coppie con cui, dall’inizio, invece, mi accorgo non potrebbero esserci punti di incontro. E non sarebbe eticamente corretto spingerle verso una collaborazione, quando già dal principio so che non esistono i presupposti. E dunque preferisco rinunciare all’incarico, con la consapevolezza che ci sarà un professionista più adatto a loro. Non è un atto di magnanimità, ma un preservare me e loro da un clima di lavoro poco sereno. (Cosa assolutamente non auspicabile nell’organizzazione di un matrimonio).
Quali sono i principi guida che mi spingono a dire “no”? Un po’ è frutto dell’istinto, di quella percezione epidermica, un po’ è frutto dell’esperienza, un po’ frutto di criteri oggettivi che, a fronte di brutte esperienze, mi sono imposta.

Uno tra tutti i matrimoni già parzialmente organizzati, o dove alcuni fornitori vengono imposti, senza un reale ragionamento alla base.

Capita che mi arrivino coppie che, prima di indirizzarsi verso la collaborazione con una wedding planner, abbiano già scelto alcuni fornitori. Presupposto che sono sempre aperta al confronto e a nuove collaborazioni, mi premuro però di vagliare con estrema attenzione se i fornitori già confermati/segnalati possano effettivamente assicurare il risultato a cui cerco di arrivare e che, ovviamente, i miei clienti richiedono nell’affidarsi a me. Se da questa valutazione emerge che con difficoltà guarderemo nella stessa direzione e non c’è possibilità di mediazione, preferisco ormai fare un passo indietro.

Non è stato sempre così, perché soprattutto all’inizio, quando si è poco esperti, si è anche poco cauti, e, animati da una passione travolgente per il proprio lavoro, si crede di poter ribaltare il mondo. Quando subentra la consapevolezza che per poter ribaltare il mondo, o anche il semplice pensare/agire di un fornitore magari abituato da 20 anni ad un certo modus operandi, occorre molto, ma molto di più, si comincia a rivedere il proprio, di modus operandi. E si fanno valutazioni.

Devo dire che, soprattutto nell’ultimo periodo, e per questo devo dire anche grazie ai social che mi permettono un confronto diretto con i miei potenziali clienti, le coppie che si avvicinano a me già mi conoscono, almeno un po’ e dunque, a monte, e in maniera quasi inconsapevole, c’è già stata una sorta di auto- selezione. Lo so, sembra una brutta parola, ma la verità, senza essere ipocriti, è che la selezione guida innumerevoli aspetti della vita quotidiana e lavorativa. Quindi non vedo perché anche nella scelta reciproca non debba esistere.

LO STILE.

Puntando molto sul design del matrimonio, ammetto di fare un’estrema fatica ad interpretare alcune richieste. Credo di essere abbastanza eclettica ed aperta e di essere in grado di mettere in scena, con buon gusto, un’infinità di stili, ma ecco, se siete tra quelli che puntano all’apoteosi del tulle credo che non viaggiamo proprio sulla stessa linea. Perdonate l’ironia, è chiaro che non sarà un tessuto a fermarci, ma questo per dire che, benché possa modulare bene la mia proposta sul vostro gusto, è anche vero che non sono in grado di abbracciare il gusto di tutti. Mi piace osare, scardinare anche le regole a volte, ma sempre mantenendo il giusto grado di raffinatezza.

Un’ultima riflessione.

Il supporto di un wedding planner non è per tutti. Incontrare tante persone, di tanti tipi diversi, mi ha portato a fare un’analisi. Ci sono persone che, affidandosi ad un professionista, compirebbero quasi un atto di violenza su se stesse. Esiste chi è poco portato a condividere, a fidarsi, a delegare, ad affidarsi, anche ad aprirsi. Non è un merito o demerito, semplicemente è un modo di essere. Benché il wedding planner supporti e non sostituisca MAI la coppia, potrebbe permanere un certo grado di diffidenza che minerebbe il rapporto e anche l’operatività quotidiana. E questo non porterebbe da nessuna parte se non magari in un perenne stato d’ansia e frustrazione per entrambi.

L’organizzazione del tuo matrimonio è un momento felice, seppur complicato da gestire, e questo benessere non dovrebbe mai mancare. Ho sempre ribadito l’importanza di scegliere con estrema attenzione la tua squadra di fornitori. Questo passo è ancora più importante nella scelta del wedding planner.

Io sono qui per aiutarti, se ci piacciamo (e siccome amo da pazzi il mio lavoro, spero di sì!), possiamo davvero fare scintille!

#conamore

Antonia

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